STORIE DI MADRI

Tra un passato doloroso e un futuro di speranza

Sono storie di riscatto da un destino segnato per sé e per i propri figli. Selam Ethiopia a queste donne ha offerto un’opportunità e loro l’hanno colta in pieno.

Per questo abbiamo voluto riassumere qui alcune delle loro storie belle e toccanti.. 
Perché l’associazione possa continuare a vivere e a offrire cambiamenti sostanziali anche a molte altre donne e madri.

La storia di Yeschiwork,
una ragazza di grande talento

 

Dice Yeschiwork: ”La mia storia è sempre con me, così è e così io l’accetto. Non mi sento triste perché non cambierebbe nulla”.

I suoi genitori sono morti quando lei aveva 9 anni e si è ritrovata sola. L’aiuto di una zia è presto svanito quando lo zio ha cercato di abusare di lei. Yeschiwork è scappata ed è andata a fare la serva senza essere pagata presso una famiglia. Lavorava moltissimo e a scuola faceva fatica perché non aveva il tempo per fare i compiti e, per la stanchezza, dormiva sul banco.

E’ andata poi a vivere in una casa al servizio di cinque prostitute. Cucinava, lavava i vestiti, puliva la casa. Loro sono state gentili con lei che, malgrado tutto, ha continuato a studiare sino a iscriversi all’Università a Mekelle, nel deserto, a 680 chilometri di distanza da Addis Abeba.

Yeschiwork è stata derubata dell’infanzia, ha sofferto la fame e le ingiustizie, ha avuto una vita difficile osteggiata da tutto e da tutti.

Frequentare l’università, per i meno abbienti, non è comunque impresa facile: il cibo e le condizioni igieniche sono pessime. Il costo dell’alloggio e del cibo è coperto dall’università ma Yeschiwork dovrà rimborsare le spese dopo il conseguimento della laurea.

La vita universitaria permette però di conoscere altri giovani, leggere, studiare e riposare in modo adeguato.

Nell’ultimo anno accademico ha ottenuto una media di 3.38 (su 4), Yeschiwork si impegna, studia Scienze dell’informazione perché, dice, la popolazione etiope è molto passiva e lei vuole contribuire a colmare l’enorme divario sociale ed economico che esiste fra le persone nel suo Paese.

La storia di Yeschiwork è esemplare per l’impegno, la perseveranza e la volontà di assicurarsi un futuro migliore. Tutto ciò ripaga pienamente il sostegno che SelamEthiopia le ha dato e che continuerà a darle sino al raggiungimento della laurea.


Novembre 2018

PRIMO PIANO

L'importanza del nostro lavoro

Guardate la prima foto, recentissima: ha 16 anni e si chiama Misker, ha appena concluso, grazie a noi ma soprattutto grazie alla sua determinazione,  il corso di Food Preparation e sta già lavorando. Lui e suo fratello di 13 anni, l'anno scorso, erano entrambi disperati e affamati. La madre stava morendo di Aids ed era venuta da noi per chiederci aiuto. 

Una lavatrice per Amal

 

"Ora sono più serena, so che posso contare su di voi. Per quello che avete fatto per me e per i miei figli, solo Dio può ricompensarvi.”

 

Ci ha chiesto di avere una lavatrice, perché lei, Amal,  vive lavando i panni e non ce la faceva più dal mal di schiena e dall’artrosi alle mani.

La vita non ha risparmiato nulla a lei, ventotto anni,  sieropositiva, sola con due figli non sani.  E’ cresciuta per la strada, chiedendo l’elemosina. Sa un po’ leggere e scrivere, ma il minimo. A 15 anni, cameriera in un bar, conosce il padre del suo primo figlio,  sieropositivo anche lui e con problemi di mobilità. Il padre muore durante un’alluvione.  Lei torna a elemosinare e conosce il padre di sua figlia che per fortuna è sana. Per mantenere la famiglia fa lavoretti, lasciando la bambina  a una vicina di casa. Il fratello di questa donna ha abusato della bimba che allora aveva solo 5 anni.  La donna si rivolge alla polizia e l’uomo finisce in galera. Nonostante tutte queste prove Amal crede fermamente in Dio. Alla domanda: ti sei sentita felice qualche volta nella tua vita? Lei risponde serenamente: “l’unico momento in cui mi sono sentita veramente felice è stato quando i medici mi hanno detto che mia figlia non era sieropositiva. Ora sono più serena, so che posso contare su di voi. Per quello che avete fatto per me e per i miei figli, solo Dio può ricompensarvi.

Ora con la lavatrice inizia una vita nuova: Amal può lavorare il triplo di prima, senza fare tutta quella fatica. 


Aprile 2014

Il mio nome significa pioggia

 

Sono nata ad Addis Abeba. Non ho mai conosciuto mio padre, perché mia madre faceva la prostituta in strada. Abitavamo in una stanza in affitto dove mia madre incontrava i suoi clienti.

Quando mia madre lavorava, io uscivo dalla camera. Mia madre è morta quando io avevo 8 anni.

Per sopravvivere affittavo il letto che era stato di mia madre ad altre prostitute sino a quanto un loro cliente non mi ha violentata. Avevo 10 anni. E’ intervenuta la polizia che ha fermato l’uomo ma non lo ha arrestato e mi ha messo in contatto con una Ong che mi ha garantito 25 byr al mese per lamia sopravvivenza. Ho continuato a vivere in quella stanza ed ho inziiato anch’io a fare la  vita. Avevo 15 anni e non avevo altra scelta.

A 18 anni ho avuto il mio primo figlio. Il padre era un cliente che veniva spesso da me.

Ho incontrato poi un uomo che diceva di volermi sposare con cui ho avuto, tre anni fa, il mio secondo figlio. Per poter sopportare quel lavoro mi drogavo e bevevo. Guadagnavo molti soldi, ma non la sofferenza non ti ripaga mai. Tre anni fa ho smesso di fare la vita e ora vendo legumi e preservativi per le strade della città.

Alcuni amici mi hanno segnalato Selam Ethiopia e mi sono rivolta a voi per avere aiuto.

Spero di diventare qualcuno.


Marzo 2013

Fozia, tenace e riconoscente

 

Ho 32 anni e due figli. Sono nata in un piccolo villaggio nel sud dell’Etiopia.

La mia famiglia ha avuto una storia travagliata. Mio padre era mussulmano, i genitori di mia madre era contrari a questa religione e hanno fatto di tutto per separarli. Io sono cresciuta con uno zio e ho conosciuto mia madre solo quando ho compiuto 13 anni.

Io sono vissuta in diversi villaggi. Ho studiato sino alla decima classe ed ho sempre pensato di non essere mai stata amata dai miei genitori. A 13 anni sono venuta a vivere ad Addis Abeba presso una zia che mi ha aiutato. 

Dopo la scuola ho sempre lavorato: lavavo i vestiti, andavo a fare le pulizie nelle case e ho fatto anche piccoli commerci. A 18 anni ho incontrato un uomo con cui ho fatto 2 figli. Abbiamo vissuto insieme per 13 anni. Lui però mi maltrattava, non aveva voglia di lavorare, pretendeva che lo mantenessi. Io avevo persino cambiato la mia religione per vivere con lui. Non ne potevo più e sono scappata di casa. Sono stata denunciata da lui ma io sono tornata e ho portato via anche i bambini. Con loro, eravamo poverissimi, siamo andati a vivere per cinque mesi  in una “casa di plastica”. E’ stata molto dura. Poi ho trovato SelamEthiopia e siamo andati a vivere in una vera casa. Ho frequentato il corso di catering e adesso devo fare un po’ di pratica e prendere il certificato. 

I bambini vanno a scuola e godono di buona salute.

Quando avrò il certificato, conto di andare a lavorare in un albergo. Vorrei mettere da parte qualche soldo e aprire una mia attività.

Il vostro sostegno mi ha aiutato a ritrovare la speranza.


Marzo 2013

Gli occhiali di Desta

 

Desta, 24 anni, 2 figlie, era poverissima, sola, depressa. E vedeva poco. Ci ha chiesto un aiuto. Le abbiamo fatto fare una visita medica generale e una specialistica agli occhi, le abbiamo poi comprato un paio di occhiali. Così Desta a messo a fuoco il volto delle le sue bambine, la sua casa, il suo futuro. Ci ha chiesto una macchina da cucire per lavorare ed essere autonoma. La vedete nella foto, prima e dopo la sua rinascita. Non vediamo l'ora di rivedere Desta nella sua nuova vita, a breve, quando torneremo ad Addis per il nostro viaggio annuale. Almeno venti nuove famiglie ci aspettano per chiederci una mano. Ed aiutarle a disegnare un futuro diverso: un lavoro e l'autonomia economica.

Marzo 2012

Un lavoro e l'indipendenza economica

 

Abebech detta Abeba è figlia della violenza subita da sua madre dentro le mura familiari. Non ha mai conosciuto il padre e da piccola ha vissuto nella casa dei nonni. La madre di Abeba era una donna brava e forte e riusciva con vari lavoretti a mantenere tutta la famiglia. Morì improvvisamente quando lei era piccola e nel giro di poco tempo la zia Gojam venne a prenderla per portarla ad Addis Abeba e mandarla a scuola. In realtà la zia l’aveva portata in città per farla lavorare in casa; Abeba crebbe quindi senza sapere né leggere né scrivere e covando rancore verso la zia che  l’aveva illusa, usata e trattata male per tanti anni. Durante l’adolescenza, morta la speranza di poter avere un’istruzione, Abeba decise di trovarsi un marito e metter su famiglia. I sogni di Abeba si infransero presto quando il marito sparì appena lei rimase incinta di Tigist. Si trovò quindi sola a crescere la sua bambina, tentò di trovare un lavoro ma senza una minima istruzione nessuno la voleva. Così Abeba si rivolse alla Questura di zona per chiedere aiuto e fu quindi segnalata a Selam Ethiopia. Non è stato facile aiutare Abeba perché anche per frequentare i corsi professionali ci vuole una scolarizzazione di base e lei non l’aveva. L’unica possibilità era quella di fare il corso di parrucchiera che non richiede un certificato scolastico.
Ora Abeba sta finendo il suo corso ed è molto contenta perché si sente valorizzata e vede un futuro più roseo per sé e per la sua bambina che al momento va all’asilo ed è seguita dall’associazione.

 

Marzo 2010

Rientrata in città per fare un nostro corso professionale

 

Nata ad Addis Abeba, il padre morì quando lei aveva due anni. Sua  madre con due figli a carico si mise a fare la lavandaia e a pulire le case degli altri. Era una donna in gamba e riusciva a mantenere i suoi figli e a mandarli a scuola. Abebayehu era sveglia e riuscì ad arrivare fino alla decima classe (più o meno la nostra terza superiore). A 16 anni durante una festa un amichetto le mise qualche sostanza nel bicchiere e lei perse conoscenza. Quando si riprese capì che era successo qualcosa di grave: era stata violentata. Rimase incinta ma continuò a frequentare la scuola e riuscì a prendere il diploma. Quando la bambina nacque la lasciò alla nonna e sparì di casa. La nonna non ce la faceva a seguire una bambina così piccola e si rivolse quindi alla Questura di zona per chiedere aiuto. Selam Ethiopia ha iniziato da un anno a seguire la bambina che al momento è all’asilo.
Lo zio della bambina e fratello della madre aveva sentito parlare dei corsi professionali organizzati dal Selam Ethiopia. Sperando quindi di far tornare all’ovile la sorella iniziò a cercarla e riuscì a rintracciarla in un paesino all’interno. Ora Abebayehu Tafest è tornata a casa dalla sua bambina e ha la speranza di trovare un lavoro per il futuro. Sta aspettando l’inizio del nuovo corso professionale per diventare cuoca.

 

Marzo 2011

Dopo il dolore la speranza

 

Nasce in un paese all’interno chiamato Adwa. I suoi genitori erano  contadini che lavoravano la terra e stavano bene: Hiwot cresce serena e riesce a finire la decima classe. Le trovarono un marito e si sposò presto. Anche lui stava piuttosto bene economicamente perché faceva l’autista di taxi in città, ad Addis Abeba. Purtroppo si ammalò di tumore al cervello e per curarlo Hiwot vendette tutto quello che aveva per pagare gli ospedali e le medicine. Ma non bastò, iniziò quindi a chiedere prestiti agli amici e ai vicini di casa che però nel giro di poco tempo la abbandonarono. Il marito morì e lei rimase sola e poverissima, con un sacco di debiti da pagare e con due bambini da crescere. Anche lei decise di rivolgersi alla Questura locale e da lì l’incontro con noi e con SelamEthiopia.
Hiwot continua a ringraziare Selam Ethiopia perché sa che presto potrà lavorare dopo aver finito il corso di cuoca e mantenere i suoi figli. La sua bambina va bene e scuola e l’anno prossimo inizierà la prima classe.

 

Marzo 2012

Le avevano rubato tutto ma ora...

 

Ruth è una ragazza giovane e bella con due figli avuti da due uomini diversi. E’ sveglissima e molto in gamba e matura per la sua età. La sua storia comincia così. I suoi genitori ebbero 4 figli ma la madre morì presto e da lì cominciò il declino della sua famiglia. Ruth era la più piccola e rimase accanto al padre che si ammalò. Lei aveva 14 anni quando fu violentata da un uomo molto più grande di lei: rimase incinta del suo primo figlio e lasciò la scuola quando era arrivata all’ottava classe. Cominciò a lavorare come commessa in una pasticceria per mantenere il padre e il suo bambino: improvvisamente diventò la grande di casa. A 16 anni s’innamorò di un ragazzo che la lasciò appena lei rimase incinta del suo secondo figlio, Nahom. I primi tempi lui le mandava qualche soldo per il bambino ma poi sparì del tutto. Ruth si rassegnò presto al suo destino pensando che la vita era così non solo per lei ma per molte delle donne del vicinato. Iniziò a fare le treccine e qualche lavoretto che le consentiva di seguire i figli piccoli e mantenere loro e il padre ammalato.  Poi Ruth si lasciò convincere ad andare nei Paesi Arabi a cercare fortuna: lasciò i figli a due amiche e partì convinta di tornare vincitrice. Tornò sconfitta dopo due anni e non ha mai voluto parlare di quell’esperienza dolorosa. Poi l’incontro con Selam Ethiopia e con la prospettiva di frequentare un corso professionale per fare la cameriera nei grandi alberghi e di imparare un po’ l’inglese. Il piccolo Nahom frequenta l’asilo ed è seguito dall’associazione: è un bambino sveglio, curato e sempre pulito. Dal prossimo mese Ruth dovrebbe iniziare a lavorare e nel giro di poco tempo “uscirà” con fierezza dal progetto SelamEthiopia.

 

Marzo 2012

Voi avete cambiato la mia vita

 

Tsega è una donna fiera e intelligente e vive con la madre che ha problemi di asma. Il padre morì quando lei era piccola e la famiglia rimase senza alcuna entrata economica. La sorella più grande si sposò e andò via così come il fratello. Tsega rimase con la madre insieme alla sorella gemella e con l’aiuto dei fratelli più grandi riuscì a finire la decoma clase e a imparare abbastanza bene l’inglese. Lei avrebbe volutò continuare gli studi ma preferì sposarsi sperando di poter aiutare la sua famiglia. Fu l’errore della sua vita perché il marito la lasciò appena lei rimase incinta e sparì. La figlia Adiyama assomiglia come un goccio d’acqua al padre e per Tsega questo è un tormento ulteriore. Disperata decise così di chiedere aiuto per lei e la bambina alla Questura di zona che la segnalò a Selam Ethiopia. Tsega ora sta per finire il corso di cameriera (è una delle migliori allieve del suo corso) ed è felice perché anche la sua bambina è seguita da noi all’asilo. 
Tsega ha voluto scriverci questa lettera: Ciao amiche e amici di Selam Ethiopia. Come stanno le vostre famiglie? Io sto bene come pure mia figlia e mia madre. Scusate se non vi ho scritto prima ma ho sempre pensato di farlo. Voi siete la mia seconda famiglia e avete cambiato la mia vita. Quando prego Dio prego sempre anche per voi per tutto quello che fate per me e per noi. Vi ringrazio tanto, vostra Tsega.

 

Marzo 2012

Bethelehem, 24 anni, madre di Yoseph

 

Nasce in una famiglia molto povera: la madre, Meaza, manteneva lei, gli altri due fratelli e il marito nullafacente con lavoretti vari e durissimi. Vista la situazione critica il marito se ne andò e in seguito le figlie più grandi si sistemarono altrove. Il destino fu crudele con Bethelehem: fu violentata da uno sconosciuto, rimase incinta e sua  madre la convinse a denunciare l’accaduto ma non servì a molto visto che lei non sapeva chi fosse il padre di suo figlio. La situazione famigliare peggiorò quando la madre di Bethelehem diventò cieca e la figlia lasciò la scuola per aiutare la madre facendo piccoli lavoretti. Non aveva alcuna prospettiva di migliorare la sua vita; poi sentì da un’amica della possibilità offerta da Selam Ethiopia di finanziare dei corsi professionali per le madri bisognose e si presentò da noi a chiedere una mano. Ora Bethelehem sta finendo il corso di cameriera ed è contenta perché ha fiducia nel certificato che avrà in mano per ottenere un lavoro serio.

 

Marzo 2012

Tsige, 35 anni, madre di Mekdelawit,

8 anni e Samuel, 5 anni

 

Tsige nacque in un paesino minuscolo e povero all’interno e visse di stenti fino all’adolescenza quando fuggì di casa per venire in città, ad Addis Abeba, a cercare fortuna. Fece tutti i lavoretti possibili per mantenersi, poi conobbe un uomo che le sembrava per bene. Fece cinque figli con lui ma, improvvisamente, cominciò a non portare più soldi e cibo a casa e la madre fu costretta ad andare a cercarsi lavoretti vari. Scarseggiava il cibo, i bambini avevano cominciato a non andare più a scuola e i litigi con il marito erano frequenti. Tsige incontrò quindi Selam Ethiopia – che segue i suoi due figli più piccoli – e iniziò il corso di telaio. Con il marito fece pace e ora sembrano una famiglia tranquilla dove il cibo non manca.

 

Marzo 2012

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