MARZO 2013

Donne ai margini, analfabete, abusate, rassegnate, che vivono e sopravvivono ad Addis Abeba, una città in forte sviluppo economico (ma solo per pochi e soprattutto stranieri, arabi e cinesi). Noi di SelamEthiopia le aiutiamo a invertire la marcia di un destino crudele. Qui un taccuino di viaggio nato dai post e dalle email che la mattina presto inviavo da Addis Abeba alle amiche e soci in Italia. Per chi avrà voglia di leggerlo e di condividere le storie che ho vissuto.

 


LUNEDì 11 

Giornata impegnativa: a breve parlerò con Fozia che l’anno scorso abbiamo raccolto dalla strada insieme ai suoi due bambini. Ora lei fa un corso di catering finanziato da noi e al momento vende tessuti sulla strada. È un’altra persona: per come si veste e per come sorride. Un tuffo di gioia per me e una rassicurazione a tutti noi per quello che stiamo facendo qui: sa di buono. Vedrò nel pomeriggio quattro nuove famiglie che ci chiedono aiuto e soprattutto dovrò lavorare con Tesfaye e Bayoush, i nostri collaboratori in loco, per verificare  le schede e i progetti aperti, il budget, e quante famiglie possiamo accogliere ancora per dare loro la possibilità di una svolta. 

 

 

MARTEDì 12

Laura (ndr la nostra socia italo etiope in loco) ha accolto di sua iniziativa nella comunità di Selam Ethiopia due bambini: una di 4 anni che mendicava fuori dalla scuola e veniva portata lì ogni giorno dalla mamma che poi tornava a casa a fare la prostituta. Laura e la nostra Susi (che ha un orfantrofio) hanno denunciato la madre alla Kebellé (il Comune e Questura di zona) e la donna è sparita.  Per ora seguiamo noi la bambina che vive da Susi e va a scuola da noi. Non ho mai conosciuto una bambina così sveglia e solare. L'avrei messa in valigia.

 

MERCOLEDì 13

Ieri mattina ho intervistato con l’aiuto di Laura come traduttrice, due donne, una particolarmente sfortunata e molto depressa, l’altra,  Fozia,  che ha avuto un sacco di guai: solo pochi mesi fa è stata picchiata a sangue dal marito che si è rifatto vivo dopo anni, raccogliere il loro dolore, le loro parole senza pietà, mi ha stremato. Poi c'è Tigist, 28 anni, sieropositiva. Ha due bambini nati da due padri diversi e poi spariti. Il primogenito ha 13 anni circa ed è paralizzato dalla nascita nella parte sinistra del corpo. La bimba di 4 anni, l’anno scorso è stata violentata da un vicino di casa. La bambina ora - anche grazie a noi - viene seguita in ospedale per cure fisiche e psicologiche. A questa famiglia sfortunata abbiamo allacciato la corrente elettrica e le tubature dell’acqua potabile. Ho chiesto a Tigist se qualche volta era stata felice nella sua vita. Mi ha risposto: sì, due volte solamente, quando mi hanno detto che la mia bambina non aveva preso l’Hiv nella violenza subita e quando voi mi avete messo l’acqua potabile!

 

GIOVEDì 14

Mi sto abituando ai ritmi serrati, emotivi e fisici di questo quarto e breve viaggio tra la nostra gente. Oggi un incontro forse tra i più toccanti: Hiwot ha 30 anni, è figlia di una prostituta morta di aids, come il padre. A 15 anni lei finisce come la madre sulla strada, è sola al mondo e inizia a prostituirsi anche lei perché nella sua vita non aveva visto altro. Le nascono due figli da due uomini di passaggio e lei continua quella vita fino a poco tempo fa. Ora non ce la fa più e non vuole che i figli crescano come lei. Vuole cambiare, vuole fare un corso professionale e ci chiede un aiuto.

 

VENERDì 15 

Donne che cambiano l’Africa: è  proprio così. Nel pomeriggio ho visitato, grazie a Irma, un centro di Aiuti gestito da una donna italo etiope di 47 anni in gambissima: oggi viene aiutata dalla Chiesa italiana e accoglie 13.000 poveri, manda a scuola 2000 bambini, e (come noi) aiuta a imparare un mestiere 200 donne che fanno lavori di cucito e altro; offre il pane ogni giorno, un pezzo di sapone ogni mese, dei vestiti una volta l'anno auna miriade di poveri. Gestisce anche un dormitorio di disperati qui in centro città.

 

SABATO 16 

Oggi 100 persone in festa nella nostra comunità con del buon cibo e la visita medica per tutti. Per fortuna la nostra piccola Bisrat mi ha aiutato nelle traduzioni e nella consegna dei vestiti.

Ho abbracciato dopo un anno tante donne felici che abbiamo mandato a scuola per imparare un mestiere e i loro bambini chiassosi ed entusiasti per le pizzette e i biscotti serviti a tutti. 

 

DOMENICA 17

Penso alla giornata di ieri: com’erano belle e serene ieri le donne di cui vi ho già raccontato.

Oggi è venuta Meti, 16 anni, figlia di Tekabech che aiutiamo da 8 anni a combattere l’aids: la madre sta bene. Meti, timida com’era, ora parla inglese, è dimagrita e sta diventando bella come la sorella che ora lavora a Dubai con il nostro diploma in mano. 

Che dire di Busayo che a luglio si laurerà in ingegneria civile. Ha fatto le scuole governative ed è  nata in una famiglia poverissima senza padre. Con le borse di studio e il suo genio si laureerà a 22 anni in una materia maschile.

 

LUNEDì 18 

Oggi ultimo giorno qui, iniziato con una pioggia battente che accresce gli odori di fogne all'aria aperta ma che pulisce un po' l'aria. Ieri abbiamo fatto una lunga riunione con lo staff e abbiamo chiuso molti progetti (dove ormai le donne hanno il diploma e lavorano) e cercato di capire quanti margini economici abbiamo per accogliere i nuovi casi.

Un abbraccio a tutti, io parto questa notte, per l’Occidente dove quando spenderò 20 euro penserò che con questo soldi i nostri poveri di Addis mangiano per una settimana.

 

 

Mariella, marzo 2013

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