MARZO 2012

Come ogni anno, ci rechiamo in Addis Abeba a visitare le famiglie che seguiamo, ad esaminare nuove situazioni, a verificare che tutto funzioni.

 

Il lavoro che svolgiamo è peculiare, ad ognuno offriamo una possibilità: un corso professionale per fare la parrucchiera o la cameriera, una macchina da cucire per avviare una piccola attività, un frigorifero per fare i ghiacchioli o un kit per preparare l'injera, l'iscrizione alla scuola dei figli perché possano avere un futuro migliore.

 

Fatti concreti, non parole o assistenza, sono parte del nostro lavoro in Etiopia, come SelamEthiopia, ormai da 7 anni. 

 

Pochi gesti e poche decisioni che cambiano per sempre il destino di un pezzetto di umanità perduta. Ogni anno raccogliamo i frutti di questo lavoro: i volti che sorridono perché c'è più benessere, le case che appaiono più curate e belle, i bambini più puliti. 

 

Comunicare con la nostra gente non è difficile, seppur solo attraverso gli sguardi e i sorrisi e la mediazione di un traduttore dall’amarico, la loro lingua, all’inglese. Si perde molto in questi passaggi ma non c’è scelta. 

 

Alcune storie, quelle di tre madri: 

 

Una madre giovane e sieropositiva, il marito morto da poco di Hiv,  è venuta a chiederci di inserire sua figlia di 4 anni (senza la malattia per fortuna) all'asilo di Laura (la nostra sede, qui ad Addis Abeba, dove noi accogliamo alcuni bambini sotto osservazione) e di seguirla nel tempo visto che lei non avrà molto da vivere; lei piangeva, noi ci siamo messe gli occhiali da sole nella stanza buia dove eravamo per nascondere la commozione; 

 



Un’altra donna con una sua bellezza ed eleganza, 3 figli, lasciata dal marito, uno dei figli ancora tra i monti con i parenti, ci ha chiesto di fare un corso di cuoca e di accogliere il suo bambino più piccolo all'asilo. Siamo state a visitare la sua casa: praticamente un sacco di stracci sulla strada perché il Governo non le dà una casa. 

 



Una giovane con un bimbo in braccio, che abbiamo incontrato davanti alla nostra sede.  Lei era scesa alla stazione dei pullmann di Addis Abeba dopo 3 giorni di viaggio. Arrivava dal nord, da Gonder, e aveva deciso di venire in città senza conoscere nessuno, per avere qualche possibilità in più. Scesa dal pullman ha chiesto qualche informazione e qualcuno le ha detto di venire nella nostre sede perché ci sono delle italiane che aiutano le madri in difficoltà. Così le abbiamo dato da mangiare e una stuoia per riposare. Ha un minimo di istruzione di base e faremo di tutto per aiutarla a cambiare la sua vita.

 

L’ironia della sorte è che l’Etiopia in questo momento è considerata tra le maggiori nazioni africane in via di sviluppo: la città è in grande fermento, tanti cantieri nuovi, il prezzo della benzina alle stelle anche qui, moltissimi gli investimenti cinesi che arrivano nella capitale.
Ma i poveri rimangono poveri e rischiano di diventarlo sempre di più. 

 

Anna e Mariella, marzo 2012

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